Chiesa di S.Agostino
Pre e post demolizione 1962-1963
"Coraggio ce ne voleva, e lo hanno avuto. E a questo punto ci si chiede se queste panne le fanno apposta per pigliarci in giro, o se sono semplicemente spontanee, frutto di qualcosa che non ha mai funzionato, ma funzionerà. Alludo alla gigantografia messa da alcuni giorni sulla facciata della vecchia posta, che rappresenta una vecchia cartolina di Modica con una scritta di cattivo gusto. La fotografia offre al visitatore o al modicano stesso una parte della città che non esiste più: la Chiesa di Sant’Agostino con l’attiguo ponticello medievale, l’Albergo Bristol con accanto il ristorante in cui si sedettero a pranzo, fra i molti, anche Luigi Zampa, Gesualdo Bufalino, Pietro Germi e, prima di loro, Angelo Musco. La scritta parla di una città secolare proiettata nel futuro, o giù di lì: ed è un’offesa per chi ricorda l’abbattimento della chiesa e dell’albergo nel 1963. Al loro posto vennero costruiti i due palazzoni che dominano ancora sul Corso Umberto. Ci voleva coraggio, lo ripeto, perché mi sembra un’offesa che ricorda ai cittadini ciò che nel futuro non potrà più esserci, che era proprietà di secoli passati, poi messi in pattumiera da un partito che mise le mani sulle città italiane, compresa Modica. (…)
Modica viveva in seno alla provincia grazie alla sua configurazione urbana, alla gentilezza del paesaggio che si sposava col carattere gentile dei suoi abitanti. (…) Quando la parte importante della città che adesso sta sulla gigantografia venne abbattuta, con una sicumera che non trova nessun precedente, i modicani piansero anche la bottega di frutta di don Nzulo Granieri, i negozianti di ogni genere, il ponticello che spesse volte necessitava di una lampada accesa, e fece la felicità di molti innamorati. E la stessa chiesa, dove in inverno le donne andavano con lo spaldino, a ingraziarsi il paradiso con i lunghi rosari, senza sapere che la ruspa di un partito cristiano stava in agguato. Quel piccolo mondo che crollò; soffocò molti sospiri, significò lamentele e rabbia. Per gli interessi politici di un paio di persone, la città era stata accoltellata nel suo cuore. Sicché la città dai molti secoli che va verso il futuro, questa volta la ferita l’ha riaperta (…). Ma allora, perché non fotografare quello scatolo di scarpe che è il vecchio ufficio postale, mostrarlo come sarà alla fine, semmai esista già un progetto? (…)"
Franco Antonio Belgiorno – Cartolina dal passato
(Giornale di Sicilia, 4/8/2006)
Foto di Giovanni Modica Scala
Modica viveva in seno alla provincia grazie alla sua configurazione urbana, alla gentilezza del paesaggio che si sposava col carattere gentile dei suoi abitanti. (…) Quando la parte importante della città che adesso sta sulla gigantografia venne abbattuta, con una sicumera che non trova nessun precedente, i modicani piansero anche la bottega di frutta di don Nzulo Granieri, i negozianti di ogni genere, il ponticello che spesse volte necessitava di una lampada accesa, e fece la felicità di molti innamorati. E la stessa chiesa, dove in inverno le donne andavano con lo spaldino, a ingraziarsi il paradiso con i lunghi rosari, senza sapere che la ruspa di un partito cristiano stava in agguato. Quel piccolo mondo che crollò; soffocò molti sospiri, significò lamentele e rabbia. Per gli interessi politici di un paio di persone, la città era stata accoltellata nel suo cuore. Sicché la città dai molti secoli che va verso il futuro, questa volta la ferita l’ha riaperta (…). Ma allora, perché non fotografare quello scatolo di scarpe che è il vecchio ufficio postale, mostrarlo come sarà alla fine, semmai esista già un progetto? (…)"
Franco Antonio Belgiorno – Cartolina dal passato
(Giornale di Sicilia, 4/8/2006)
Foto di Giovanni Modica Scala